Aumentare le visite con gli aggregatori, spesso è un’arma a doppio taglio
Anche in questo blog abbiamo detto più volte di quanto sia importante portare traffico al proprio sito o blog, qualunque sia la nostra idea di business, perché senza traffico anche il più bel sito del mondo è perfettamente inutile.
In diversi ebook e in moltissimi siti, si legge di vari metodi gratuiti per portare visitatori al proprio spazio web e tra questi sicuramente uno dei sistemi più gettonati è quello di condividere i propri contenuti sugli aggregatori di notizie.
Se guardiamo al mero dato numerico, l’utilizzo di questi strumenti può in effetti fornirci da subito dei risultati soddisfacenti. Con un titolo accattivante ad esempio, pubblicando su oknotizie che è probabilmente l’aggergatore con maggiore visibilità è possibile ottenere subito qualche centinaio di visite e questo soprattutto per un blog appena nato può essere effettivamente un’attrattiva non da poco.
Come sempre però, non è tutt’oro quel che luccica e vediamo perchè.
Poniamo il caso che il nostro blog sia nato da poco, o che comunque non sia un blog di quelli che vanno per la maggiore, magari con un page rank basso ed un trust non proprio di primo piano. Bene, scriviamo un meraviglioso articolo, ricco di informazioni, con un’ottima sintassi, lungo il giusto, insomma facciamo un gran bel lavoro. Ora, visto che siamo stati così bravi, ci teniamo a far conoscere le nostre informazioni alla blogosfera e cominciamo a condividere con un po’ di aggragatori. Succede che l’articolo piace talmente tanto che otteniamo un bel po’ di visite e pensiamo, ok è fatta. Però dopo questo momento di anche giusta esaltazione, potremmo fare una spiacevole scoperta e cioè che ad essere indicizzato non è il nostro articolo originale, ma quello pubblicato dagli aggregatori, anzi la fonte originale viene completamente esclusa dalla serp di Google. Incredibile? Forse, ma spesso è ciò che accade. A me è capitato di trovare per una determinata keyphrases un mio articolo riportato da degli aggregatori NELLE PRIME TRE POSIZIONI! Ma del mio articolo originale, con il mio URL, nessuna traccia. Questo perchè Google tende a considerare più attendibile un sito con autorevolezza e trust maggiore, quindi anche se un po’ stupidamente, va ad escludere il nostro blogghettino, anche se abbiamo scritto un eccellente articolo. C’è un modo per ovviare a questo problema? Ovviamente sì, è necessario inserire nei nostri contenuti il tag canonical, in modo tale che Google capisca che il contenuto originale è il nostro. Per fare ciò e per chi usa WordPress ci sono dei plugin appositi, come Canonical Link che è specifico per questa problematica e WordPress SEO, che riguarda un settaggio più generale ma che risolve anche il problema del tag canonical.
Inoltre, chi è incorso in questo problema, può risolverlo anche per gli articoli già pubblicati: è necesario modificare il proprio pezzo e ripubblicarlo, Google dovrebbe in questo caso indicizzarlo in maniera corretta e vi “riapproprierete” del vostro lavoro.
Quindi gli aggregatori sono un’arma a doppio taglio, è vero che nell’immediato possono fornire un numero di visite anche elevato, ma nel medio-lungo termine rischiano seriamente di tagliarci le gambe, appropriandosi in qualche maniera del nostro lavoro ed indicizzandosi al posto nostro. Quindi meglio qualche visita in meno, ma un posizionamento migliore nel corso del tempo.
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