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Schiavi di Google e dell’indicizzazione

Si è detto più volte nei post precedenti, che qualunque sia l’attività online che
intendiamo intraprendere, l’aspetto fondamentale che decreterà il nostro successo o
il nostro fallimento è il volume di traffico. Senza visite infatti, non otterremo
nessun tipo di risultato positivo.
E quando parliamo di traffico, parliamo soprattutto di traffico naturale, dai motori
di ricerca, e quando parliamo di motori di ricerca parliamo giocoforza di Google.
Il peso degli altri motori è infatti pressochè ininfluente, Yahoo e Bing hanno fette
di mercato infinatemente più piccole della grande G. Quindi la mission di ogni
webmaster è scalare le serp di Google. Si tratta di un’impresa non semplice, visto
che i parametri da considerare sono veramente tanti e visto che Google è diciamo
così anche un po’ “umorale” nelle sue scelte, soprattutto dopo l’avvento di Panda,
il nuovo algoritmo che con l’intento di ripulire le serp dallo spam, ha tagliato un
po’ qua e un po’ là, penalizzando tantissimi siti che di qualità ne avevano.
Su questo punto c’è da fare alcune riflessioni: internet dovrebbe essere uno
strumento democratico, uno strumento di condivisione, uno strumento pluralistico,
mentre invece negli ultimi anni è stato letteralmente cannibalizzato da Google. Vuoi
ricevere visite? Devi comparire su Google. Vuoi fare pubblicità a pagamento? Devi
usare Adword. Vuoi monetizzare il tuo traffico? Devi mettere Adsense. Insomma, i
webmaster sono diventati schiavi di Big G. Ne conosco alcuni bravissimi che hanno
perso e perdono ore di tempo e di sonno per capire come mai il proprio sito ha
improvvisamente visto crollare il proprio traffico, senza nessun motivo apparente,
altri cercano di ottimizzare, ottimizzare e ancora ottimizzare, in modo che i propri
contenuti piacciano a Google. Insomma, a volte sembra un po’ di avere a che fare con
un bambino capriccioso, che a suo piacere ci strappa il giocattolo dalle mani.
Perchè poi è anche interessante andare ad esaminare un po’ le serp, per vedere se si
trova questa tanto sbandierata qualità.
Come ho detto tempo fa, ho lavorato parecchio nelle affiliazioni settore poker
online e casino, allora andiamo a vedere un po’ che succede qui. Se digito “bonus
gratis” e vedo il primo risultato, sinceramente noto una notevole differenza
rispetto ai risultati che seguono, che sono decisamente più. Perchè? Chi lo sa. Ma
andiamo avanti e proviamo con “casino online”. Il secondo link mi fa sobbalzare, ma
anche altri della prima pagina non scherzano, dove sta la qualità, l’unicità dei
contenuti, il servizio per gli utenti… Mah, non si sa. Questo è solo un esempio,
ognuno di noi può fare delle prove e rendersi conto che alcuni siti sono in alto
senza apparente motivo.
Tutto ciò non vuol dire che Google opera a casaccio, ma certamente che non è
possibile individuare un metodo preciso e definito per scalare le serp.
Il consiglio è quello di non abbattersi nel caso in cui i risultati non siano
eccezzionali, cercare di capire nei limiti delle possibilità umane, di capire quali
possono essere le cause di un’eventuale penalizzazione e mantenere alcune linee
guida geneali: la qualità dei contenuti prima di tutto, facciamoci cioè delle
domande su ciò che scriviamo. Ciò che scrivo è utile per gli utenti? stò fornendo
informazioni già conosciute? Se fossi un visitatore troverei interessante questo
sito? L’originalità, altro elemento fondamentale, evitiamo i contenuti copiati da
altri siti, basta lo stesso titolo per essere penalizzati e attenzione anche ai
contenuti duplicati all’interno del proprio blog, se insistiamo troppo su un
argomento pensando di spingere una determinata keyword, magari con articoli troppo
brevi, rischiamo di ottenere l’effetto contrario, cioè che Google veda tutto il
nostro insieme di articoli con l’unico scopo di scalare posizioni. Inoltre è importante fare un buon lavoro di link building. Attività come scambio link, inserimento di commenti in altri blog del settor, firme nei forum, possono servire (tutto fa brodo), anche se hanno peso molto minore rispetto a link naturali, che corrispondono a citazioni in altri articoli organici, magari legati a specifici anchor text. Naturalmente questa attività può anche essere forzata, mettendo i link a pagamento, e in questo caso dobbiamo stabilire quale budget utilizzare.
Vorrei concludere l’articolo con una riflessione di un webmaster di successo, sulla quale vi invito a pensare: bisogna concepire il proprio sito come se Google non esistesse… Cosa vuol dire? Che bisogna creare il proprio spazio web pensando agli utenti e non con l’ossessione di scalare i motori di ricerca. Pensateci.

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venerdì, settembre 30th, 2011 Web promotion 1 commento

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